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2014 24 giugno

Cividale del Friuli. Conferenza sul Patto di Londra del 26 aprile 1915

Cividale del Friuli. Conferenza sul Patto di Londra del 26 aprile 1915
Biblioteca Civica - 26 giugno 2014 ore 18

Comune di Cividale del Friuli

Udine - Friuli Venezia Giulia - Italia

  

Biblioteca Civica - 26 giugno 2014 ore 18.00

Conferenza su “Il Patto di Londra del 26 aprile 1915”

 

 

Ad un secolo dall’eccidio di Sarajevo (28 giugno 1914), a Cividale del Friuli, sotto gli auspici dell’Amministrazione comunale, saranno ripercorsi, prima ancora che gli aspetti bellici che ne conseguirono, alcune delle scelte che contribuirono all’immane catastrofe della Grande Guerra. Il dott. Giuseppe Stano si è assunto tale onere e illustrerà l’affascinante situazione storica in una  conferenza che si terrà nella biblioteca civica giovedì 26 giugno, alle ore 18.00.

Giuseppe Stano, ex funzionario NATO, è analista storico, esperto delle vicende e della storia del Medio-Oriente. La conferenza rientra nella programmazione di iniziative dedicate alla Grande Guerra.

 

Le vicende storiche

Anticipando qualche elemento della sua presentazione, Stano spiega che, contemporaneamente all’echeggiare delle prime cannonate e al clangore degli eserciti in movimento, s’aprì pure la “campagna acquisti” per indurre i paesi neutrali a scendere in campo e far sì che la bilancia pendesse poi da una parte piuttosto che dall’altra. L’Italia, data la sua posizione geostrategica, risultò tra le più corteggiate. Inizialmente la linea politica scelta da Roma fu quella di rimanerne fuori e, se possibile, rendere addirittura “remunerativa” la nostra neutralità! “Perché non ci siamo accontentati della neutralità?” riflette Stano. Invece, ci adoperammo per creare le premesse per un piano alternativo, aprendo un canale riservatissimo con Londra, che, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto concretizzarsi in un nostro intervento dell’ultimo momento contro gli Imperi centrali, quando la guerra avesse volto già a loro svantaggio.

Sul piano diplomatico, la difficoltà stava tutta nel mandare avanti contemporaneamente due trattative. Quella con Vienna si presentava più difficile, in quanto le nostre pretese richiedevano un’amputazione del suo territorio nazionale (Trento e Sud Tirolo, Trieste e Istria), per completare il nostro processo risorgimentale di unificazione e tacitare i nostri irredentisti; ma era pure quella più auspicabile perché non includeva necessariamente la nostra partecipazione al conflitto.

La trattativa con Londra costituiva un piano di ripiego perché, se è vero che avremmo potuto allungare la lista delle nostre richieste, era pur vero che qui si trattava di scendere in guerra e di accettare, oltre ai danni di quella, anche il rischio di una eventuale sconfitta!

Sul piano militare, non eravamo assolutamente pronti a sostenere un conflitto di alcuni anni e le poche energie esistenti venivano assorbite dal perdurare della guerriglia turco-libica anti-italiana.

Sul piano della politica interna, avevamo alle spalle oltre un lustro di recessione economica ed una trasformazione socio-politica in corso, che Giolitti aveva propiziato nel suo precedente governo consentendo il venire alla ribalta dei partiti di massa (cattolici e socialisti) attraverso la legge sul suffragio universale (1913). Da un punto di vista democratico, i due governi Salandra andarono invece in senso antiprogressista. La guerra rappresentava una soluzione a tale fine?

Le reticenze di Vienna ad accordarci sia pur le briciole di ciò che chiedevamo, finì per accrescere il potere del canto delle sirene londinesi, da cui, bisogna dirlo, alla fine ci lasciammo irretire!

Il Patto di Londra (rimasto segreto sino al 1917) è la lista delle nostre richieste - nessuna venne esclusa o bocciata - alle Potenze dell’Intesa per scendere in guerra al loro fianco di lì ad un mese. Dal canto loro, queste avevano fretta di aprire un nuovo fronte nei Dardanelli e di alleggerire il peso dello sforzo austro-tedesco-turco sulla Russia.

Ma la storia diplomatica di quel passo, di quella scelta di campo, risulterebbe arida e incolore se non venisse riproposta nel contesto dell’attività delle istituzioni dello stato coinvolte in tale processo; se non venisse “umanizzata” dalle passioni e dalle debolezze dei singoli personaggi che contribuirono agli avvenimenti; se non venisse collocata nel solco delle conquiste compiute collettivamente dal popolo italiano dall’Unità ad oggi! E’ anche un’occasione per seguire i primi passi di un personaggio come Benito Mussolini, alfiere del “nuovo che avanza”.

Le disillusioni derivanti dall’infruttuosa pace del 1919 fecero il resto!

La Storia è un po’come il DNA. In essa è scritto, in parte, il nostro futuro. Il resto è fato e libero arbitrio!

 

 

 

24/06/2014

 

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 Cividale, Stefano Balloch, Balloch, Stefano Balloch, sindaco Balloch