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2012 3 settembre

Testimonianze, memoria e cultura nel film-documentario “Cronaca perduta. Appunti per un documentario”

Testimonianze, memoria e cultura nel film-documentario “Cronaca perduta. Appunti per un documentario”
Prima visione 6 settembre 2012, San Pietro al Natisone, ore 17.30 e 21

Comune di Cividale del Friuli
Udine - Friuli Venezia Giulia - Italia
Ambito Distrettuale del Cividalese

 

 

Testimonianze, memoria e cultura in un film-documentario
Cividale del Friuli e Valli del Natisone nel Novecento

 

“Cronaca perduta. Appunti per un documentario”

 

Prima visione 6 settembre 2012, San Pietro al Natisone, ore 17.30 e 21
13 settembre, Savogna, ore 21

 

 

Con “Cronaca perduta. Appunti per un documentario” continua uno dei progetti del Piano di zona dell’Ambito Distrettuale del Cividalese che ha esordito nel 2011. Curato da Paolo Comuzzi e Andrea Trangoni, il progetto si è sviluppato l’anno scorso in diverse fasi: interviste a persone che hanno attraversato il Novecento, residenti nel territorio delle Valli del Natisone e del Cividalese (a casa propria o presso la Casa di riposo-Asp di San Pietro al Natisone); elaborazione di un archivio con la ripresa video integrale e la registrazione vocale dei racconti; rappresentazione finale in un film-documentario.

 

La presentazione in prima visione del film, realizzata in collaborazione con Kinoatelje, si terrà giovedì 6 settembre 2012, alle ore 17.30, a San Pietro al Natisone, in sala consiliare, nel contesto della rassegna “FilmVideoMonitor 2012”. La proiezione sarà replicata, nella stessa sede, alle ore 21.

 

Considerata la durata, il film verrà presentato in due serate: la seconda parte sarà proiettata giovedì 13 settembre 2012, alle ore 21, nella sala polifunzionale delle scuole elementari di Savogna.

 

Il video raccoglie estratti audio e video: vicende, impressioni e frammenti di vita vissuta che sono stati salvati da una sicura perdita e che diventano, oggi, patrimonio per le future generazioni; racconti che conservano anche la ricchezza e lo specifico della lingua o del dialetto natio.

 

Il progetto, realizzato in collaborazione con l’Asp “Giuseppe Sirch” - Casa di riposo di San Pietro al Natisone e il Comune di San Pietro al Natisone, è stato finanziato dai Comuni dell’Ambito Distrettuale del Cividalese col contributo dell’Ass 4 “Medio Friuli”, Coop. Soc. Codess Fvg, “Kultruno društvo Ivan Trinko”, “Sloveni po svetu-Unione emigranti sloveni del Fvg”, “Nikam immagine video”.

 

***

 

“Penso anche che, se potessi ricominciare da capo,
ogni mia poesia sarebbe il profilo o il ritratto di una persona concreta,
o più precisamente, un lamento sopra il suo destino”
Czeslaw Milosz, “Il cagnolino lungo la strada”, Adelphi

“Non vi è nessuna esperienza che non possa essere messa in relazione con qualcun’altra.
Non vi è nessuna immagine che non rappresenti al tempo stesso qualcos’altro...
Perciò non ci sono “destini”.
Ma ci sono immagini e queste dobbiamo salvarle.
Non capite che il tempo stringe?”
Lars Gustaffson, “La vera storia del signor Arenander”, Iperborea

 

Le citazioni del poeta e scrittore polacco Milosz e dello scrittore, poeta e filosofo svedese  Gustaffson, creano un collegamento decisivo tra la parola “destino” e la parola “immagine”, collegamento che sta alla radice dell’idea di questo progetto.

 

È un interesse crescente e condiviso quello che ci porta a investigare le storie che ogni persona porta dentro di sé, convinti che ognuno di noi abbia almeno un frammento di storia che vale la pena di essere raccontato e che nella maggioranza dei casi è destinato ad andare irrimediabilmente perduto. Sono quei racconti che accompagnano il succedersi apparentemente banale delle nostre giornate, ma che talvolta contengono anche un solo elemento sufficiente a restituirci l’intensità, la forza, il mistero che attraversa la nostra esistenza. Quelle particelle di “stra-ordinario” che appaiono nel nostro orizzonte quotidiano, in grado di scardinare le nostre certezze o, al contrario, capaci di rimettere in “cammino” vite che apparivano quasi immobili o su strade senza uscita.

 

Dove risiede il grande potere di queste storie?
Nel fatto, per nulla scontato, che esse non parlano soltanto al soggetto, all’io narrante. Anzi, ciò che per chi racconta rappresenta solo una porzione della propria vita, sedimentata nella propria memoria ed elaborata dalla propria capacità intellettiva, per altri, che si trovano ad ascoltare, può innescare rimandi che portano a sviluppi del tutto inaspettati.

 

Lo storico inglese William Dray afferma che fare storia significa riattivare sul piano dell'immaginario qualcosa che è andato perduto (imaginative reenactment). Fonti, documenti, testimonianze, vengono a questo fine consultate, elaborate e infine restituite entro un disegno unitario, che ci concede di immaginare avvenimenti che altrimenti svaporerebbero, come se non fossero mai esistiti. Ecco che allo stesso modo infiniti frammenti di piccole storie personali, che sfuggono alle maglie della Storia, finiscono anch'essi perduti per sempre, quando non si concede modo e occasione di “riattivarli”.

 

Gli incroci del destino di una persona possono quindi essere assimilati e riattivati, in maniera imprevedibile, da chiunque voglia mettersi in ascolto con quelle esperienze. Esistono storie di vita vissuta che riguardano destini individuali ma che contengono, diciamo così, elementi che attraversano l’universale, nel senso che ognuno può vivere momenti ed esperienze che appartengono a una sorta di destino collettivo. E ciò può essere più facilmente condiviso e diventare patrimonio di tutti  quando viene “svelato” nella forma del racconto.

 

Queste storie fatte “di parole” sono anche fatte “di immagini”. L’immagine della persona che le racconta, del luogo in cui le sta raccontando, dei luoghi e delle altre persone a cui sono riferite ma, soprattutto, di tutte quelle immagini che possono nascere nella mente e nell’immaginazione di chi ascolta, nel momento in cui ascolta.
I dati di realtà a cui fa riferimento il narratore non possono essere conosciuti allo stesso modo dall’ascoltatore, ma come si è già detto, - “Non vi è nessuna esperienza che non possa essere messa in relazione con qualcun’altra”, e quindi esiste un processo continuo e potenzialmente infinito di reinvenzione della storia, di riassegnazione di significato e questo avviene soprattutto per “immagini”. Una “necessaria falsificazione dell’originale”, che rende il racconto assimilabile dagli altri e che permette di collegarlo alle proprie esperienze personali con un processo di progressiva “spersonalizzazione” della storia per giungere infine a una forma quanto più collettiva.

 

“Ma ci sono immagini e queste dobbiamo salvarle. Non capite che il tempo stringe?”

Le immagini originarie di cui il racconto è costituito sono senz’altro fondamentali, ma per salvarle dobbiamo inventarne di nuove e attraverso queste ultime, evocarle; dobbiamo per così dire, “dimenticare per ritrovare”.

 

Raccogliere queste voci e riattivarle sul piano dell'immaginario significa non soltanto salvarle dall'oblio prima che siano perdute per sempre. Significa anche illuminare un frammento per farlo diventare, da piccolo episodio privato, scheggia condivisa e “riconoscibile”. Significa moltiplicarne le suggestioni nella miriade di sguardi interpretativi che ogni lettura “altra” porta con sé. Chi legge le mie parole le sta inventando, diceva Borges.

 

Il progetto che intendiamo realizzare si svilupperà in due momenti distinti

La prima parte del lavoro prevede la ripresa video integrale e la registrazione vocale dei racconti di vita degli anziani ospitati nelle case di riposo. Questo materiale, che sicuramente si comporrà di svariate ore di registrazione, costituirà un archivio audiovisivo basato sui ricordi e sulle esperienze di persone che hanno attraversato il Novecento. Un archivio che si comporrà di minuti racconti quotidiani come di più rilevanti incroci storici. Vicende, impressioni e frammenti di vita vissuta che saranno così salvati da una sicura perdita e trasmessi alle generazioni successive.
Racconti che conserveranno lo specifico della lingua o del dialetto natio, quale che sia, ricchezza ulteriore e strumento perfetto nel “nominare” le cose. In questo modo anche le tante lingue di questa regione diventeranno parte costitutiva del nostro lavoro e testimonianza da tramandare.

 

In un secondo momento, viceversa, gli estratti audio ritenuti più interessanti e più adatti verranno utilizzati come soggetto e voce fuori campo per brevi film d'invenzione artistica, che nelle intenzioni dovrebbero costituire i capitoli di un lungometraggio.

 

Quali esperienze personali porta con sé chi ora si trova attualmente ospitato nelle case di riposo? Quali incroci, quali scontri, quali trame inaspettate sono presenti in queste vite? Quali e quante storie possiamo raccogliere per far crescere il nostro bagaglio di immagini da inventare e da salvare?
Il desiderio di trovare una risposta a queste domande ha fatto nascere la volontà di costruire un film che si fonda sulla ricerca di storie vere, basate su esperienze reali e quotidiane. Sequenze di immagini, che hanno senz’altro origine nelle voci che di volta in volta sono protagoniste della storia, ma che si vuole lasciare libere di prendere tutte le forme necessarie a creare quei collegamenti imprevedibili tra realtà narrata e realtà percepita.

 

Paolo Comuzzi e Andrea Trangoni

 

www.cividale.net
www.ambitocividale.it





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